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Post by Matilde Cirini On 28 Marzo 2019 In Fbf news

#Siamosullastessastrada, quella verso la sicurezza

Gli italiani sono il popolo che pedala meno, eppure quello in cui è più alto il numero di ciclisti che perdono la vita sulle strade. Serve una rivoluzione culturale che metta al centro la sicurezza stradale. E infrastrutture "intelligenti", come le bicycle line a lunga percorrenza, le ciclostrade del futuro. Ce ne ha parlato Marco Cavorso, delegato alla sicurezza stradale di ACCPI - Associazione corridori ciclisti professionisti italiani che ha realizzato il logo dedicato alla sicurezza stradale posto sulle maglie dell'edizione 2019 della De Rosa GranFondo Firenze, appuntamento clou del Florence Bike Festival.

La sicurezza stradale è un'emergenza? 

Assolutamente sì. In Italia nel 2017 è morto un ciclista ogni 36 ore, un aumento in controtendenza. C'è di più. Gli italiani sono il popolo che pedala meno: 60 milioni di abitanti che percorrono in media 90 km all'anno ciascuno. Le altre nazioni europee si aggirano intorno ai 250-350 km annui, più del triplo. Secondo il rapporto 2018 dell'International Transport Forum, l'Italia detiene il primato negativo con la più alta percentuale di mortalità per chilometro pedalato al mondo, di fronte agli USA. È un circolo vizioso: pedaliamo meno perché le strade non sono sicure ma, meno pedaliamo, meno pretendiamo quei diritti che renderebbero - appunto - le strade più sicure. Strade più sicure significa bambini che possono andare a scuola in bici, professionisti che possono raggiungere luoghi di lavoro su due ruote, significa meno automobili, significa mobilità sostenibile ed ecologica. In due parole, il futuro.

È necessaria una rivoluzione culturale? 

Esattamente. L'Italia è un paese "autocentrico": nel rapporto ITF 2018 si parla di 600 autoveicoli per mille abitanti in città come Milano, Torino o Roma, a fronte dei 250 per le grandi città europee. Con volumi di questo tipo è chiaro che la politica non adotti misure efficaci per tutelare il ciclista, scelte che risulterebbero impopolari. Questa visione miope impedisce al paese di migliorare. La distanza di 1,5 metri da rispettare per l'automobile durante il sorpasso del ciclista è già una realtà in tutta Europa ed è importantissima: non è questione di prendere una multa. Qui si parla di un diritto al proprio spazio, diritto a non morire. Si trattano i ciclisti come se fossero un intralcio sulla carreggiata. Eppure, un'automobile occupa lo spazio di 6 ciclisti, forse dovremmo ribaltare questa visione anche in un'ottica di sostenibilità. Poi ci sono gli "odiatori stradali" con un'aggressività che troppo spesso viaggia sulle nostre strade. Non ci sono automobilisti contro ciclisti: devono esserci utenti della strada che si chiedono "sto rispettando il codice stradale o no?".  Anche in questo caso il problema è culturale. E la cultura si crea con infrastrutture, con normative e con l'educazione.

Che ruolo giocano le infrastrutture in questa rivoluzione?

Centrale, ma devono essere infrastrutture "intelligenti". Spesso si confondono le piste cicloturistiche, come la VENTO, la via del Sale o quella del Mugello, con le ciclabili. Non sono la stessa cosa. In Italia le ciclabili non esistono: una ciclabile è una pista concepita per unire punti privati a punti di interesse; una rete che crea una connessione completa. Su una ciclabile ogni interruzione rappresenta un pericolo. Nel nostro paese esistono solo piccoli segmenti di ciclabile, molto frammentati e, per questo, rischiosi. Il mondo sta andando in direzione opposta, quella delle "strade condivise": già in Spagna e nel Regno Unito si sta lavorando all'abbassamento del limite di velocità massima e al restringimento delle corsie per riservarle, così, ad un unico veicolo dove non sono previsti sorpassi. Con lo spazio recuperato realizzeranno le bicycle line, le ciclabili a fianco della carreggiata, che garantiscono il metro e mezzo di distanza e che collegano punti di interesse.

Cosa si sta facendo per la sicurezza stradale?

Con ACCPI siamo impegnati su numerosi fronti: stiamo portando avanti la campagna #siamosullastessastrada che abbiamo presentato qualche settimana fa al ministro Toninelli, affinché il codice venga al più presto modificato, specificando il metro e mezzo dal ciclista come distanza minima da rispettare in fase di sorpasso con veicolo a motore. Stiamo anche richiedendo un apparato sanzionatorio chiaro in merito alla legge del '98, attualmente poco rispettata, che impone ai concessionari delle strade di ricavare zone ciclabili in fase di manutenzione. Inoltre, siamo impegnati in campagne sociali a favore dei parenti delle vittime della strada e per gli invalidi. Un'altra battaglia importante è quella per richiedere il ritiro immediato della patente a chi viene colto con cellulare alla guida, cattiva abitudine che attualmente miete più vittime dell'alta velocità. Stiamo facendo anche formazione nelle scuole e per i giovani ciclisti - i futuri patentati - con testimonial come Brumotti, Jovanotti, Zanardi e Moser per campagne coinvolgenti con esempi positivi.

Letto 188 volte Ultima modifica il Martedì, 02 Aprile 2019 15:51
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